ORIGINE

2017

Compito di questa sequenza di fotografie è generare una riflessione su alcuni significati che la rovina può conservare in un epoca come la nostra. Si è volutamente tralasciata l’idea romantica di rovina attualizzata, nella sua versione mercificata, in molte aree archeologiche divenute oramai spettacolari parchi tematici nei quali il turismo, culturale e generico, ha la possibilità di vivere tempi remoti secondo le regole del consolidato modello dell’entertainment. Allo stesso tempo non si è sondato l’aspetto più dichiaratamente archeologico che considera i frammenti sparsi della rovina come un testo in attesa di essere ricomposto e decifrato nei suoi più minimi dettagli. Nel primo caso l’importanza di una rovina è quantificabile in funzione della sua efficienza economica condizionata dalla accessibilità, vicinanza a masse di potenziali visitatori, vendibilità e comunicabilità dei significati storico-artistici; nel secondo caso, il rigore dell’approccio scientifico e l’assunto che ogni opere vale la pena di essere studiata, rischiano di deviare lo studio nella analisi di dettaglio e nel feticcio del frammento. È interesse invece osservare in che modo la semplice esperienza spaziale intorno e dentro una rovina e la sua interpretazione visiva restituiscono una pluralità di pensieri che si pongono in continuità o discontinuità con quelli già descritti nelle epoche passate.